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  Pompei Mysterium
Sud - Canti Religiosi dell'Italia Meridionale
 
presentazione  |  date
Stefano Di Fraia voce + cinque musicisti (fiati, corde, cello e basso, percussioni, organo)
N.B. A questa formazione si possono aggiungere anche due cantanti (contralto e voce bianca) e un coro di 16 elementi.

Questo concerto è un omaggio che il cantante, Stefano Di Fraia, proveniente da una brillante carriera nell’ambito lirico, della musica antica e classica in genere, vuole rendere alla cultura musicale tradizionale del nostro Sud. Ad una voce classica, comunque molto duttile, vengono affiancati musicisti di estrazione diversa, che suonano numerosi strumenti provenienti anch’essi da diversi genere e culture. Troviamo così, nei canti profani, la bellissima voce di Stefano che è accompagnata da una chitarra classica, una mandola o un tamburo di chiara marca popolare, e nei canti sacri l’inserimento di strumenti apparentemente moderni ma dal suono antico, come, per esempio, il sassofono soprano.
La voce, i canti, gli strumenti si esaltano in una sorta di “scontro culturale” che danno allo spettacolo un carattere unico, antico e nuovo, colto e popolare, gioioso e triste, mettendo in risalto la natura della terra e degli uomini di quella che fu la Magna Grecia.

Oltre alla violoncellista, abbiamo voluto per questo concerto la partecipazione di tre polistrumentisti, proprio per dare allo spettacolo la varietà che la musica tradizionale del Meridione offre e nello stesso tempo la diversità della proposta. Voce e violoncello, quindi, saranno affiancati da una serie imponente di strumenti a corde, a fiato e a percussione.
Il repertorio, abbiamo detto, sarà tratto interamente dalle tradizioni musicali campana, calabrese, pugliese, lucana, siciliana e sarda. Canti religiosi, canti di devozione, per la maggior parte inediti o poco eseguiti dal vivo, faranno da contraltare a quelli profani, venuti dal mondo rurale: due modi per far vibrare ancora le radici di mondi antichi e per ritrovare emozioni arcaiche, legate profondamente alla terra.





Alla base di questa nostra creazione artistica ci sono molti argomenti, squisitamente musicali e sulla necessità di realizzare oggi un tale progetto; gli elementi musicologici e antropologici sono invece i due punti fondamentali. È molto importante per noi mettere l’accento sul modo di vivere la religione nel Sud Italia, laddove la fede s’intreccia al mondo pagano della Magna Grecia, al culto di Dioniso e della Mater Dolorosa, alla Magia, insomma a tutto quello che fa del nostro concerto un concerto di musica religiosa, e non un concerto di musica da chiesa. Nel Sud Italia la chiesa si è sempre opposta alle manifestazioni religiose spontanee del popolo, del mondo contadino e del dolore “incontrollato” delle madri. Seguendo le centinaia di feste religiose ancora oggi esistenti in Campania e nelle altre regioni del Sud, possiamo renderci conto che la chiesa, non potendo controllare quel modo di manifestare la fede, è costretta, in qualche modo, ad adeguarsi. Da sempre, infatti, la chiesa ha tentato di canalizzare questi “eccessi” di fede così poco ortodossi, senza però mai riuscirci. Non a caso, durante le tantissime processioni come quelle di Procida, Sessa Aurunca, Guardia Sanframondi, Benevento (la città delle streghe) possiamo scorgere la figura del rappresentante della chiesa, il prete, il vescovo o chiunque esso sia, sfilare insieme ai pellegrini che si abbandonano senza nessuna remora a manifestazioni eccessive, somiglianti talvolta a quelle che si possono vedere durante le processioni in Spagna, nelle Filippine o durante i riti voodoo. L’aspetto più forte e più suggestivo della nostra proposta risiede, quindi, proprio nella rappresentazione di questa tradizione, ancora molto presente dalle nostre parti, che è la processione. Ancora oggi, durante queste manifestazioni, possiamo ascoltare i canti presenti in questo programma. Ci preme segnalare che attualmente in Campania e in tutto il Sud Italia, esistono oltre cinquecento feste religiose e tutte molto seguite dai giovani.

Questo spettacolo è dedicato alla memoria di Pier Paolo Pasolini, uno dei migliori italiani del 20° secolo, e al suo lavoro che ha fatto sulle tradizioni musicali popolari dell’Italia del Sud. In effetti abbiamo strutturato il nostro concerto ispirandoci al Vangelo secondo Matteo, che Pasolini ha girato a Matera, con gli abitanti del posto e i resti di una cultura che è riuscita a resistere solo nella terra lucana. Il cineasta, dopo aver fatto molti e lunghi sopralluoghi in Palestina, in Galilea, in Giordania, si rese conto che quei posti erano molto più corrotti, dal progresso e dalla religione stessa, rispetto ad una grande parte dell’Italia Meridionale. La presenza di Pasolini, in questo concerto, è molto forte. La sua opera ci è stata fondamentale per una regia immaginaria di queste musiche e questi canti; ci ha permesso di rappresentare tutti gli aspetti primari che caratterizzano la religione e la fede nel nostro Sud: la tristezza e la gioia, l’elevazione e la crisi, il chiaro e l’oscuro, la tensione e l’abbandono, la bruttezza e la bellezza… Insomma, tutto quello che ci spinge a credere che la vita non può essere deformata dal falso, dalle menzogne, dalle guerre, dai morti. Per questo, a noi ci sembra importante lasciarsi avvolgere dalla filosofia che sostiene queste tradizioni, questi riti e questi canti : è con loro che noi scopriamo che la nostra unica divinità è la vita.

       
         
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